Berlinale 2026, la guerra a Gaza scoppia anche al festival, che ha rischiato di chiudere

Wim Wenders e giuria

                                                          Flaminia Bussotti

Berlino – La Berlinale 2026, la 76ma della rassegna cinematografica tedesca, non ha, a detta di molti, brillato per la qualità dei film selezionati, 22 quelli in concorso, ma in compenso verrà ricordata per lo scontro sulla liceità del suo tasso politico. La Berlinale, che rispetto a Cannes e Venezia è sempre stato il festival meno quotato nel firmamento del cinema internazionale, si è sempre caratterizzata per Continua a leggere

Berlinale: Wolfram: western australiano, con omaggio a quelli americani

                                                         Flaminia Bussotti

Berlinale 2026 – Fra i 22 film in concorso anche un originale western australiano, che vuole essere un omaggio e un tributo alla paternità del western amaericano, di cui il regista Warwick Thornton ha confessato alla conferenza stampa di esserne un fan e di averne fatto una grande indigestione.

                                                        Wolfram, cast alla conferenza stampa

 

Wolfram, attore Thomas M. Wright

Wolfram di Warwick Thornton (Concorso)

Berlinale 75, assegnati gli Orsi finali, oro alla Norvegia con Dreams, Sex Love. L’Italia non aveva film in concorso, menzione speciale per Canone Effimero dei fratelli De Serio

                                                                  di Flaminia Bussotti

c Ali Ghandtschi/Berlinale 2008

c diego Castro/Berlinale 2025

Berlino – Va alla Norvegia l’Orso d’oro della 75ma Berlinale 75 per il film ‘Dreams’ (Drömmer), Sesso e Amore del regista norvegese Dag Johan Haugerud. È una storia di inclusione e diversità come vuole la miglior tradizione del Festival del Cinema di Berlino: queer coming of age. Una ragazza di 17 anni, Johanne, si innamora follemente della sua insegnante di  Continua a leggere

Berlinale, apertura con Licht, luce, del tedesco Tykwer, fuori concorso. Bentornato Fabio Testi, l’ex bellone sfoggia i suoi illustri 83 anni

                                                                   dl Flaminia Bussotti

c Richard Hübner/Berlinale 2023  (Pubblico in sala nel Berlinale Palast)

Berlino – Apertura nel segno della cinematografia tedesca della Berlinale (13-23 febbraio): è toccato al film di Tim Tykwer, famoso per pellicole come Run Lola Run, Cloud Atlas, Babylon Berlin, l’alzata simbolica del sipario di questa 75ma edizione del festival del cinema, con ‘Licht’, luce, film non in concorso presentato nella sezione Berlinale Special, nato da una  Continua a leggere

Berlinale 75, nuova direzione Festival, Italia assente in concorso. Soli contributi italiani Paternal Leave in Generation con Marinelli e Canone effimero in Forum dei fratelli De Serio

                                                                   di Flaminia Bussotti

c Berlinale/Claudia Schramke Berlin

c Erik Weiss/Berlinale 2022

Berlino – L’Italia brilla per grande assenza quest’anno alla 75ma edizione della Berlinale, il festival del cinema di Berlino in programma dal 13 al 23 febbraio. L’esordio della nuova direttrice della rassegna – l’americana Tricia Tuttle (55 anni), ex direttrice del London Film Festival, succeduta alla Berlinale al direttore italiano Carlo Chatrian e Continua a leggere

Riccardo Muti trionfa a Monaco con l’Orchestra Sinfonica della Radio Bavarese 

Riccardo Muti con l’Orchestra Sinfonica Radio Bavarese BRSO Muti (C) BR Severin Vogl

Monaco – Instancabile Riccardo Muti. Dopo una maratona ai primi di maggio a Vienna con i Wiener Philharmoniker per i 200 anni della Nona di Ludwig van Beethoven, un concerto subito dopo con i Wiener alla Waldbühne a Berlino e, a seguire, sempre con i Wiener, una tournée in Italia a Ravenna, Firenze e Bari, il maestro dalle sette vite e dalla energia inesauribile, è approdato a fine maggio a Continua a leggere

Beatrice Rana debutta a Berlino con i Berliner Philharmoniker

Beatrice Rana alla Philharmonie col maestro Yannick Nézet-Séguin

24 Maggio 2024 di Flaminia Bussotti

Berlino – Festeggiata e corteggiata dalle migliori orchestre del mondo, Beatrice Rana è sbarcata anche a Berlino per il suo debutto con i Berliner Philharmoniker, l’orchestra plasmata in passato da Herbert von Karajan e poi da Claudio Abbado che ne raccolse l’eredità alla sua morte.

La pianista italiana, ma meglio precisare Continua a leggere

Berlinale, cala il sipario sul festival, assegnati gli Orsi d’oro e d’argento

                    PILLOLE FESTIVAL CINEMA BERLINO

Berlinale Palast

Flaminia Bussotti

Berlino – È calato il sipario sul festival del cinema di Berlino, la 74/a Berlinale e ultima del direttore artistico italiano Carlo Chatrian. Gli Orsi d’oro e d’argento per i 20 film in concorso sono stati assegnati in una cerimonia al Berlinale Palast la sera del 24 febbraio. La scelta dei vincitori ha sollevato non poca sorpresa e delusione. Molto politico, più del solito, il tenore dei film e delle dichiarazioni degli artisti: solidarietà ai palestinesi a Gaza, appelli a un cessate il fuoco, sfoggio di kefiah palestinese sul palco e condanna di quello che senza mezzi termini è stato definito il genocidio da parte di Israele. La giurata Jasmine Trinca, che recita anche nella serie sul porno attore Rocco Siffredi, Supersex, presentata nella sezione dei Berlinale Special, consegnando un Orso, ha detto di “voler alzare la voce” e chiesto la fine dei bombardamenti a Gaza agitando il pungno destro in aria.

Tappeto rosso a premiazione

L’Orso d’oro per miglior film è andato a un documentario: Dahomey, della giovane francese di origine senegalese, Mati Diop. È il racconto della restituzione della Francia al Benin di 26 opere d’arte, su 7.000 razziate in epoca coloniale. Il documentario (durata 67 minuti) mostra il viaggio di ritorno delle 26 sculture lignee, dal loro imballaggio al museo parigino del Quai Branly al rimpatrio trionfale con cerimonia di accoglienza delle autorità locali a Porto-Novo. È un documento di forte suggestione narrativa ed estetica, e fa centro su un tema di grande attualità in Francia come in Germania, quello del colonialismo e le resitituzioni. Si tratta comunque di un documentario, non di un film, dopo che anche lo scorso anno a vincere l’Orso d’oro non era stato un film ma il documentario del francese Nicolas Philibert, Sur l’Adamant, sulla nave sulla Senna adibita ad ambulatorio per persone con disturbi mentali. Anche qualche anno prima, nel 2016, era stato un altro documentario, Fuocoammare di Gianfranco Rosi, a vincere l’Orso d’oro. E la domanda fra i critici è se siano i buoni film a scarseggiare o se il documentario sia stato promosso a status di film tout court. 

Margherita Vicario al debutto con Gloria

A mani del tutto vuote invece i due film italiani in concorso: Gloria di Margheria Vicario e Another End di Piero Messina.

Another End, Gael Garcia e Piero Messina

Orso d’argento Gran Premio della Giuria, presieduta da Lupita Nyong’o, a A Trveller’s Needs di Hong Sang-soo con Isabelle Huppert. Argento (Premio della Giuria) anche a un altro film francese, L’Empire di Bruno Dumont, rilettura surreale e irriverente di Star Wars. Orso d’argento per la migliore regia è andato al domenicano Nelson De Los Santos Arias con Pepe sull’improbabile trapianto di ippopotami africani in Colombia nelle grinfie del narcotrafficante Escobar. La vicenda è narrata da un ippopotamo fantasma importato illegalmente, che alla fine viene ucciso e sopravvive come spettro. A chiarire il messaggio c’ha pensato lo stesso regista ricevendo la statuetta: “oggi abbiamo un problema, non riusciamo a ragionare oltre i limiti imposti dall’imperialismo americano”.

Pepe, l’ippopotamo trapiantato in Colombia

Orso d’argento per il miglior protagonista all’attore americano di origine romena, Sebastian Stan, nel film A Different Man di Aaron Schimberg. L’Orso per non protagonista (a Berlino è stata abolita la differenza di genere fra ruolo maschile e femminile) è andato a Emily Watson in Small Things Like These di Tim Mielants con protagonista Cillian Murphy. L’Orso d’argento per la migliore sceneggiatura è andato al tedesco Matthias Glasner per Sterben (morire), di cui è anche regista. L’Orso d’argento per la fotografia è andato all’austriaco Martin Gschlacht per Der Teufels Bad (il bagno del diavolo, espressione che nel ‘700 stava a indicare la depressione), il quale ha voluto condividere il premio con i registi Veronika Franz e Severinn Fiala che ha chiamato anche sul palco.

A Different Man, Sebastian Stan

Martin Gschlacht, direttore fotografia in Il Bagno del Diavolo, Des Teufels Bad

Nessun riconoscimento anche al bel documentario del russo esule a Berlino, Victor Kossakovsky, Architecton: una riflessione sull’architettura moderna e l’uso scriteriato del cemento, fra i maggiori produttori di CO2, e confronto con le opere del passato che duravano millenni e non devastavano l’ambiente. Accompagnano la narrazione l’architetto italiano Michele De Lucchi e immagini potenti sulla distruzione di edifici per la guerra in Ucraina o i terremoti in Turchia e Italia.

Der Teufels Bad, regista Veronika Franz (e Severin Fiala)

E mani vuote anche per il bel film iraniano My Favorite Cake, la mia torta preferita, di Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeh che non sono stati autorizzati dal regime a venire a Berlino.

Molto tiepidi fino a critici i commenti sulla stampa tedesca: per la Frankfurter Allgemeine Zeitung la scelta dei film premiati mostra che non c’era nessun film che veramente si imponesse sugli altri per qualità. Per il Tagesspiegel la Berlinale 74 era un’accozzaglia di film che nessuno ricorderà più una volta chiuso il festival.

 

Berlinale, Martin Scorsese, un Orso d’Oro alla carriera

                      PILLOLE FESTIVAL CINEMA BERLINO

Martin Scorsese alla Berlinale

Flaminia Bussotti

Berlino –  Accanto agli Orsi d’oro e d’argento per i 20 film in concorso, la 74/ma edizione del festival del cinema di Berlino ha assegnato anche un Orso d’Oro alla carriera a Martin Scorsese (81 anni), il gigante italoamericano, autore di capolavori che hanno segnato apici nella storia del cinema, come Taxi Driver (Palma d’Oro a Cannes nel 1975), Toro Scatenato (1980), Gangs of New York (2002), The Departed (2006, Oscar nel 2007), The Irishman (2019) e The killers of the Flower Moon, candidato quest’anno a dieci Oscar a Los Angeles. Anche la Mostra del Cinema di Venezia gli aveva consegnato un Leone d’Oro alla carriera nel 1995. Di Scorsese la Berlinale presenta tre pellicolle (After Hours, Made in England: the films of Powell and Pressburger, The departed) e il regista ha partecipato di persona alla premiazione e anche a una conferenza stampa.

Martin Scorsese alla conferenza stampa con il direttore della Berlinale Carlo Chatrian

Alla conferenza stampa il 20 febbraio, Scorsese era commosso e divertito, stava al gioco dei giornalisti rispondendo a tutte le domande, anche le più personali e apparentemente strampalate. Come quella di un giovane bulgaro che, insieme a lunghi elogi, gli ha chiesto se poteva recitargli delle battute dal suo film The Departed, assicurandolo che era davvero molto bravo. Sorridente e senza batter ciglio, Scorsese ha acconsentito e ha ascoltato con attenzione e divertito l’improvvisato attore.

Il suo legame con Berlino e la Berlinale è antico: “per me la Berlinale è veramente importante” perché è qui che abbiamo presentato nel 1980 in anteprima Toro Scatenato, ha detto la sera alla cerimonia della consegna del premio, dove si è presentato accompagnato dalla figlia Francesca: “C’è un posto molto speciale nel mio cuore per Berlino”.

All’incontro con la stampa qualche ora prima, fra consigli professionali e racconti della sua lunghissima carriera, Scorsese evoca anche qualche ricordo privato: “la lasagna di mia madre era strepitosa e per fortuna mia figlia Cahty, che porta il suo nome, ha il suo stesso talento in cucina, sono felice”. E reagisce con spirito e ironia a domande, richieste e inviti della stampa accreditata: a una giornalista georgiana che lo ha invitato a recarsi nel suo paese a bere un bicchiere di ottimo vino, Scorsese ha sorriso entusiasta e accettato di corsa l’invito.

E poi a raffica una serie di riflessioni in risposta a una scarica di domande. Come si definirebbe in una sola parola? “Un mistero”! La fama? Col tempo ha imparato a conviverci e gli fa meno effetto che da giovane: “l’importante è potermi sentire sempre libero di ricominciare daccapo e capire chi voglio essere veramente, anche se, certo, anche con gli anni, non si perdono nè l’ambizione nè l’ego. E ancora: “non penso affatto che il cinema stia morendo, si trasforma, la tecnologia cambia così velocemente, ma quel che conta è la voce individuale, che sia Tiktok o un film: “non dobbiamo farci impaurire dalla tecnologia, ma controllarla”. Fare un film con Steven Spielberg? “Sarebbe molto divertente”, ma insieme finora abbiamo solo coprodotto il film “Maestro”. Il momento migliore della sua vità? Privata o professionale?, domanda di rimando scherzando: “credo che il migliore sia stato una pubblicità per Armani negli anni ’80. Era uno spot per un profumo e conoscere Armani è stato magnifico, se poi gli sia servito nelle vendite non lo so”. Progetti? Un film su Gesù, ma è solo un’idea al momento, dice ricordando anche un suo incontro con il Papa. L’idea del film è legata alla mia infnaza nella Lower East Side a New York, sono sempre stato interessato al Cristianesimo e sto pensnado di farci un film: sarà “provocatorio e divertente” ma “non ho ancora le idee chiare, non sono sicuro”. Sente il peso del passare del tempo? So che la vita è breve e l’arte è il modo migliore di usare il tempo; sono conscio della brevità della vita, so che morirò, è una verità oggettiva, “ma non siamo costretti a pensarci sempre”! 

 

 

Berlinale, in concorso Architecton e Langue etrangere, appello architettura ecologica e amicizia franco tedesca due studentesse

                        PILLOLE FESTIVAL CINEMA BERLINO

Architecton, cast

Flaminia Bussotti

“Architecton”, del regista russo esule da anni a Berlino, Victor Kossakovsky, è una riflessione sull’architettura moderna, che fa uso onnivoro del cemento in barba ai rischi ecologici per la sopravvivenza del pianeta e la devastazione della natura.  Girato sui luoghi della distruzione di edifici e intere città per effetto della guerra (Ucraina) o dei terremoti (Turchia), o in antichi siti archeologici (Baalbek, in Libano), il film-documentario rapisce per la forza drammatica delle immagini, accompagnata da una bellissima colonna sonora di Evgueni Galperine.

Regista Victor Kossakovsky

Architecon, architetto, regista, produttore e musicista (da destra verso sinistra)

L’architetto italiano Michele de Lucchi commenta, in italiano, e guida attraverso il film, difendendo le ragioni di un’architettura diversa, meno irresponsabile e più ambientalista oltre che duratura nel tempo. Le grandi opere dell’antichità durano millenni, il cemento, causa principale dell’inquinamento, al massimo 80 anni e i grandi grattaciali e palazzi moderni dopo 20 anni vengono abbattuti, ha detto il regista Kossakovsky alla conferenza stampa dopo la proiezione del film. Il cemento è come lo zucchero dei dolci che le mamme fanno per accontentare i bambini: va bene in piccole quantità altrimenti è nocivo, fa venire il diabete, ha detto: “rispettiamo la natura, questo il mio messaggio”.

Architetto Michele de Lucchi

 

Langue etrangere, il cast alla conferenza stampa

“Langue etrangere” dellla regista francese Claire Burger con Chiara Mastroianni, Nina Hoss e le due giovani protagoniste, Lilith Grasmug, Josefa Einsius. Storia dell’amicizia, che sconfina in un legame queer, fra due adolescenti in scambio visite nelle rispettive città, una studentessa tedesca e una francese. Entrambi hanno famiglie problematiche alle spalle, e una identità tormentata,. Le vediamo quando cominciano l’avventura di un soggiorno di scambio visite prima a Lipsia e poi, di ritorno, a Strasburgo. Bravissime le due giovani attrici protagoniste, e brave anche e molto convincenti nel ruolo anche le rispettive madri, che offrono due camei brillanti e di peso nella dinamica del racconto da vere star quali sono: la tedesca Nina Hoss e Chiara Mastroianni.  

Nina Hoss