
European Film Marker nel Martin Gropius Bau
Flaminia Bussotti
Berlino – La 76ma Berlinale (12-22 febbraio) ha chiuso con la tradizionale cermonia dell’assegnazione dei premi, gli orsi d’oro e d’argento, nel fragore delle polemiche sul posizionamento politico nei confronti della guerra di Israele e i palestinesi a Gaza. E con un discreto scontento per la qualità dei film selezionati in concorso: 22 in tutto, aventi in prevalenza al centro la famiglia in ogni sua possibile declinazione distopica. Il dibattito sul conflitto in Medio Oriente si è scatenato fra fautori di una presa di posizione politica, pro Pal, con relativa condanna di Israele, e sostenitori della libertà di espressione artistica, non necessariamente ideologica. Scontro che ha riguardato anche la direzione del festival e il governo federale, oltre a coinvolgere per settimane intellettuali, cineasti e media. Impnegno politico e denuncia sociale emersi anche dalla scelta dei film vincitori degli orsi.
Alla cerimonia di premiazione, la giuria, presieduta dal regista tedesco Wim Wenders, ha annunciato di avere assegnato l’orso d’oro per il migliore film al dramma politico Gelbe Briefe (lettere gialle) del regista turco tedeco Ilker Catak. È la prima volta dopo 22 anni che l‘orso d’oro va a un regista tedesco dopo Fatih Akin, anche lui di origine turca, che lo vinse nel 2004 con Gegen die Wand (Head-on). Gelbe Briefe racconta il dramma di una coppia di artisti vittime dell’arbitrio di Stato in Turchia, che vedono la loro esistenza minacciata dopo aver ricevuto l’ordine di divieto (le lettere) di esercitare la professione. Il film testimonia – recita la motivazione della giuria – con „terribile intuizione“ la condizione esistenziale nei regimi totalitari.
L’orso d’argento, Gran Premio della giuria, è andato al film Kurtuluş (Salvation) del turco Emin Alper. Racconta la storia di un clan cacciato da un villaggio turco di montagna che vi fa ritorno per continuare una vecchia faida famigliare.
L’orso d’argento, Premio della giuria, è andato a Queen at Sea di Lance Hammer, con Juliette Binoche nel ruolo della figlia amorevole, e apprensiva, di una anziana madre malata di Alzheimer.
L’orso d’argento per la migliore regia è stato assegnato a Grant Gee per Everybody Digs Bill Evans. Il film si concentra su una crisi drammatica attraversata dal geniale pianista jazz dopo la morte in un incidente del bassista del suo trio, LaFaro.

Bill Pullman interpreta in Everibody diggs Bill Evans il padre del pianista (Anders Danielse Lie)
L’orso d’argento per la migliore interpretazione attoriale è andato a Sandra Hüller nel film Rose del regista austriaco Markus Schleinzer, ambientato nel 17mo secolo. La star tedesca interpreta una donna che dopo la guerra dei trent’anni si spaccia per uomo per poter ereditare una proprietà in una comunità protestante.
L’orso d’argento per attori non protagonisti è andato a Anna Calder-Marshall e Tom Courtenay per l’interpretazione in Queen at Sea (lei interprea la madre affetta da Alzheimer e lui il marito che l‘accudisce).
L’orso d’argento per la migliore sceneggiatura l’ha ricevuto la canadese Geneviève Dulude-de Celles per il film Nina Roza, che narra la vicenda di un mercante d’arte che dal Quebec se ne parte per la natia Bulgaria per studiare i quadri di una bambina, presunta artista prodigio.
L’orso d’argento per eccezionali meriti artistici è andato ai registi di Yo (Love Is a Rebellious Bird), Anna Fitch e Banker White. Anna ricostruisce in miniatura la casa della sua cara amica defunta, Yo. Impiega dieci anni ma alla fine ci può entrare e accomodarsi all’interno, ricostruito nei minimi particolari.
CARTOLINE DALLE CONFERENSZE STAMPA DEL FESTIVAL

Cast del film di Singapore We Are All Strangers

Cast del film austriaco su un amante del blues e di Elvis: The lonliest man in town, con Alfred Blechinger